lunedì 19 settembre 2022

Intervista a Luciano Dal Pont

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Intervista a Luciano Dal Pont


1) Da dove è nata la tua passione per la scrittura?
In realtà si può dire che è nata con me, nel senso che non ricordo un episodio in particolare che a un certo punto abbia fatto scoccare la scintilla. Fin da bambino ho sempre letto molto e verso i dieci anni iniziai per gioco a scrivere qualche poesia, poi più tardi passai ai racconti. In effetti a scuola ero un disastro in tutte le materie, tranne che in italiano, dove i miei temi erano sempre i migliori in assoluto. E anche da adulto ho sempre continuato a scrivere, ma fino ai quarant'anni o poco oltre soltanto per hobby, senza mai pensare seriamente di pubblicare. Solo a partire dai primi anni duemila sono entrato nell'ottica di dare un'impronta diversa a questa mia passione, per poi riuscire a pubblicare il mio primo libro nel 2014.

2) Cosa ascolti mentre scrivi?
Per me l'ideale sarebbe il silenzio assoluto, ma poiché si tratta di una mera utopia, talvolta per riuscire a concentrarmi mi infilo gli auricolari nelle orecchie e ascolto musica rock, heavy metal oppure musica disco anni ottanta e novanta, insomma, musica adrenalinica come in genere sono i miei romanzi e i miei racconti.

3) Quanto di te metti nelle tue opere?
Metto tutto me stesso nel senso della passione, dell'impegno, della dedizione alla scrittura ma anche dell'ambizione, dal momento che il mio obiettivo è quello di affermarmi come scrittore ai massimi livelli, per cui cerco di affrontare questa attività nella maniera più professionale possibile, senza però mai rinunciare a quella vena di follia che mi ha sempre contraddistinto. Dal punto di vista autobiografico, invece, solo in uno dei miei romanzi, L'aviatore e la bambina, c'è tanto del mio vissuto, sebbene presentato attraverso una sorta di favola metaforica e onirica. Tutti gli altri sono opere di pura fantasia i cui personaggi si discostano molto dal mio carattere e dalle mie esperienze di vita.

4) Il genere che preferisci scrivere?
A parte il libro che ho citato, che è e resterà una piacevole eccezione, i generi a cui mi dedico sono l'horror e l'erotico.

5) Il libro che ti ha dato coraggio per buttarti nel mondo della scrittura
In realtà non esiste, nel senso che non ho dovuto fare ricorso al coraggio per intraprendere questa attività, come dicevo prima, ho sempre scritto, fin da bambino, e nel momento in cui le circostanze della vita e una mia personale introspezione mi hanno portato a decidere che quello era il momento giusto per provare a fare sul serio, l'ho fatto e basta, senza paure, senza tentennamenti, senza tabù o incertezze di sorta.

6) Cosa preferisci: discorso diretto, indiretto, entrambi?
Oggi la moderna narrativa è orientata allo show don't tell, che è anche la tecnica che preferisco per raccontare le mie storie, e di conseguenza il discorso diretto è quello che vi si adatta meglio. Ma in realtà dipende dalle varie parti del romanzo, talvolta, specie quando racconto eventi o descrivo scene che non sono di importanza primaria per la trama, uso anche il discorso indiretto. L'importante è non creare mai delle fratture nette nel flusso narrativo e mantenere sempre una buona omogeneità stilistica, a quel punto, fatte salve queste premesse, si può spaziare e cambiare registro a seconda delle esigenze del momento.

7) Cosa ti aiuta quando ti blocchi con la scrittura?
In genere io scrivo tutti i giorni e finora non ho mai avuto dei veri e propri blocchi, non tali da preoccuparmi, almeno. Certo, a volte mi capitano delle singole giornate in cui mi siedo al computer e mi ritrovo a fissare lo schermo senza essere in grado di buttare giù una frase decente, e in quel caso non insisto perché so che tanto sarebbe inutile, lascio perdere e faccio altro, leggo, faccio editing, magari prendo appunti o lavoro alla scaletta di un nuovo romanzo, o semplicemente esco a fare una passeggiata. Ma sono casi sporadici, davvero molto rari, e il giorno dopo sono di nuovo lì a scrivere come se non ci fosse un domani.

8) Hai una beta reader per le tue storie?
Certo, la mia amica Emily Hunter, ottima scrittrice, che non solo legge tutte le mie opere dandomi ogni volta preziosi suggerimenti, ma è anche in grado di effettuare un primo intervento di editing preventivo, in modo da mandare all'editore un lavoro già sufficientemente corretto.

9) Il primo libro letto?
E chi lo sa? Davvero, proprio non ricordo, ero un bambino ed è passato un po' di tempo, parliamo degli anni sessanta del secolo scorso, forse Cuore, di De Amicis, che allora si usava come libro di lettura alle elementari, o forse Moby Dick.

10) Il tuo libro preferito? 
Quasi tutti i libri di Stephen King, che è il mio autore preferito e che considero come il mio maestro. In particolare, Carrie, L'ombra dello scorpione, It, e Il miglio verde, che, sebbene si discosti un po' dal suo solito genere, per me rappresenta un capolavoro assoluto della letteratura contemporanea.   

Grazie a Luciano per la chiacchierata



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